Parla Forgione: “Ambiente ostile, tutti hanno remato contro”

L'avv. Federico Forgione
L'avv. Federico Forgione

Si sente soprattutto tradito, oltre che amareggiato l’avv. Federico Forgione, presidente dell’Alliphae poche ore dopo l’annuncio del ritiro della squadra dal campionato di Eccellenza. Una decisione presa a malincuore. Dalla sua voce traspare tutta la rabbia di chi ha cercato, nonostante il clima ostile fin dal primo momento, di portare avanti un progetto per il quale, in questi mesi, si è speso, e non poco, in tutti i sensi.

Quando lo raggiungiamo, ci affida una lunga dichiarazione, dove spiega i motivi che lo hanno portato al ritiro della squadra:

“Il 3 luglio scorso, il presidente Gianmatteo aveva comunicato alla stampa che abbandonava la presidenza dell’Alliphae e non avrebbe iscritto la squadra al campionato di Eccellenza perché, per impegni personali, voleva abbandonare il mondo del pallone. Gianmatteo, si mette in contatto con me offrendomi il titolo che ho acquistato pagandolo non poco. Ho acquistato questo titolo perché la mia ambizione sportiva era sempre stata quella di cimentarmi in un campionato come quello di Eccellenza. Per farlo ho abbandonato l’Altilia Samnium, quindi ho iniziato, ad agosto, questa nuova avventura con l'Eccellenza. Purtroppo da subito mi sono trovato un ambiente, quello alifano, totalmente ostile nei miei confronti basti pensare che alla prima giornata di campionato con il Vastogirardi, un centinaio di tifosi sugli spalti dello “Spinelli” si sono scagliati contro di me urlando cori beceri, augurandomi addirittura la morte con un male incurabile, e questo è veramente vergognoso. Alla partita c'erano i miei figli in lacrime, i miei familiari mi hanno detto, ma chi te lo fa fare?

La situazione è poi peggiorata progressivamente, nel senso che io ho sempre onorato tutti quanti gli impegni economici, però, l’ambiente mi è stato sempre ostile, i giocatori, subillati da qualcuno, si sono messi contro di me e i risultati non sono venuti. Adesso dopo una serie di risultati negativi, perché il campo non c'è stato amico, quindici elementi su ventidue, capeggiati proprio dal gruppo degli ex alifani, mi vengono a dire che vogliono essere svincolati a tutti i costi, se no poi i genitori vengono a fare commedia. Io con chi lo continuo il campionato se, su una rosa di 22 giocatori, 15 vanno via? Dove li trovo adesso 15 calciatori a dicembre per continuare il campionato di Eccellenza? Non parliamo poi dello Spinelli, uno stadio in condizioni pietose, è una discarica a cielo aperto. Nessuno mi ha messo in condizione di poterla migliorare. Dopo l'ultima gara contro il Pietramontecorvino, mi sono dovuto squadrare io il campo. Le docce sono continuamente sabotate, fredde, l'ambulanza, prenotata, che non viene. Gli unici che ci sono stati vicini sono state le forze dell'ordine, i Carabinieri della stazione di Alife, col comandante Porto, sono sempre venuti a tutte le partite, assicurando un perfetto servizio d'ordine. Per il resto, tifosi, cittadinanza, autorità, vecchia dirigenza Gianmatteo, mi sono stati tutti quanti ostili, perché non mi si è mai perdonato di aver preso il titolo dell’Alliphae, un titolo, che ripeto, il 3 luglio era dato per morto e che io ho salvato.

Oggi, 26 novembre, con le lacrime agli occhi, mi chiedo, ma chi me l'ha fatto fare di sacrificare impegni personali, di togliere tempo alla mia famiglia, alla mia professione di avvocato, togliere denaro ai miei figli per queste persone  che non meritano assolutamente nulla.

Stasera, mi chiama l’ex direttore sportivo Sasso, offrendomi 2000 euro per il titolo. Un’offerta irricevibile. Sasso deve sapere che io con 2000 euro mi ci faccio una cena, ma certamente non li restituisco il titolo, dopo tutto quello che ho speso in questi mesi.

Ho già comunicato la mia decisone, al presidente Di Cristinzi e al segretario Barbati, cui porto tanto rispetto e che stimo come persone e come dirigenti.

Alife non mi merita. Muoia Sansone con tutti i Filistei”.

Celestino Ieronimo

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